Ciao, bambino. Quanto rumore che fai. Ti sento palleggiare in giardino da ore, al freddo. Non sei stanco? Macché. È Natale e hai un pallone nuovo, che te ne frega del freddo. Il canestro è quello di sempre, ogni tanto sembra che cada ma alla fine rimane lì, appeso al muro. Non si va a scuola e c’è più tempo per giocare. Tempo per palleggiare, per tirare, per guardare. Per guardare le partite, anche quelle NBA, quelle che iniziano la sera tardi e finiscono tardissimo. Io ti auguro un sacco di partite NBA in diretta, che tanto sei in vacanza. Ti auguro le partite di campionato italiano senza fare gimcane tra i canali e le partite di Eurolega. Ti auguro di non accontentarti dei contenuti social che nutrono la tua passione a pillole, senza approfondire mai. Perché lo sai che sui social approfondisci solo le sciocchezze, vero? Ti auguro di imparare a goderti una partita che scorre piano mentre la guardi e di impararlo subito, perché guardare per rubare ai grandi è il più bel guardare che ci sia. Ti auguro di prendere il pallone in mano domani e usare quello che hai rubato. Ricordatelo però, non dai social. Dalle partite, quelle che scorrono lente come un fiume stanco. Portateli in campo quei dettagli. Ti auguro di averlo, un campo e ti auguro di avere una squadra. Ti auguro un bravo allenatore. Uno su cui la tua squadra abbia investito. Perché può dire di tenere a te fino a quando sarai grande, ma allora deve metterti in mani che ti meritano. Ti auguro un paese a cui importi di quella squadra. E ti auguro che si ricordi delle versioni di te un po’ più vecchie, quelle che non giocano più perché hanno consumato scarpe, ginocchia e cervello. L’amore però, quello no, non lo hanno consumato. C’è tanto sapere, in quelle teste. Ci sono tanti dettagli in quelle mani e tanta memoria in quelle scarpe. E forse c’è bisogno di usarli di più. Non come volontari, non come figure messe là solo perché sanno dimostrare bene gli esercizi. Bisogna usarli perché, se lo vogliono, sono loro i migliori a cui tu puoi rubare i segreti. Come quando guardi le partite NBA di Natale. Sono loro che non vanno sbattuti al tappeto quando hanno la testa piena e le ginocchia logore. Ti auguro un paese che non sputi in faccia a chi è stato capace di vivere di sport. Ti auguro un paese che capisca che vivere di sport non vuol dire cazzeggiare, ma versare sangue, lacrime e vita su un campo. Che sia d’erba, di legno, di terra o di acqua. Ti auguro un paese che non si accontenti. E che si batta per chi ha colorato d’amore le palestre i prati e le piscine ogni giorno senza che lui potesse garantire un po’ di futuro. Te ne auguro tanto, di futuro. Ti auguro che un te un po’ più vecchio, con tanto amore nelle mani, possa prendere le tue e portarti dove vorrai. Non da volontario innamorato buttato al tappeto. Ma da allenatore. Da dirigente. Da qualsiasi cosa quelle scarpe logore lo abbiano spinto a essere una volta slacciate. Torna in casa, adesso, che fa freddo. E non fare quella faccia, è buio e il canestro non si vede nemmeno più. Buon anno nuovo, bambino. E buon futuro.

Lia Rebecca Valerio