È la lingua di Don Chisciotte, lo spagnolo. Don Chisciotte è il protagonista del romanzo di Miguel De Cervantes Saavedra. Il cavaliere errante che combatte contro i mulini a vento. È la stessa lingua di Marca, il quotidiano sportivo che lì, in Spagna, viene letto da due milioni  di persone al giorno. Sembra fatto apposta. Perché chiedersi dove sia Peng Shuai, tennista cinese scomparsa da settimane, sembra proprio una battaglia contro i mulini a vento. Però non è quello, il mulino. Lo sport di mulini e giganti, di burattini e demoni, ne combatte ogni giorno. Non è più tempo di “shut up and dribble”, zitto e palleggia, come disse Laura Ingraham della Fox a LeBron James e Kevin Durant qualche anno fa. Non è più tempo di star zitti e palleggiare, correre, saltare. Non lo è mai stato. Lo sport non ha paura di guardali negli occhi, i demoni e i giganti. I mulini però, i mulini sono stronzi. Sono subdoli. La stampa sportiva italiana è una s… subdola. Un mulino. Prima pagina di Marca, sabato: ¿dónde está Peng Shuai? Prima pagina de L’Équipe, sabato: Où Est Peng Shuai? Italia, sempre sabato: Canta Conte. Più di qualcuno allora alza un sopracciglio e si chiede perché. Non è difficile rispondere, ma è meglio che lo faccia “uno che sa”. E Paolo Condò sa. La risposta è la domanda, lo dice Alejandro Jodorowsky. E Mr. Condò risponde con una domanda: “chi compra i giornali? Lo sportivo che vuole conoscere meglio il mondo in cui vive o il tifoso interessato solo alla sua squadra? La tendenza dei giornali italiani è credere all’opzione B”. Grazie, Mr. Condò. Siamo noi che compriamo o non compriamo i giornali. Siamo noi a far sì che un “Canta Conte” faccia vendere mentre un “Dov’è Peng Shuai” rischi di compromettere la situazione finanziaria dei quotidiani sportivi nazionali che prima fanno ricerche di marketing e poi scrivono. È un mulino che gira e gira e gira. Gira finché si trasforma nel demone che si è preso Peng Shuai. Un demone da combattere a colpi di lanci di parole e di urla. A colpi di titoli scritti per vendere qualche copia in meno ed educare qualche essere umano in più. Perché su dieci lettori italiani, francesi, spagnoli o klingoln, dieci vedono la copertina “dov’è Peng Shuai” e passano oltre. Il giornale non lo comprano. Poi arriva l’undicesimo. E magari anche lui passa oltre, ma forse si chiede “chi cazzo è, Peng Shuai?”. E forse in lui si sveglia qualcosa. Un sentimento, un dubbio. Una domanda. E poi chissà, la volta dopo il giornale lo compra. E diventa più consapevole. Meno superficiale. Meno “shut up and dribble”. E quella domanda si infila tra le pale del mulino. Che poi ha ragione, Don Chisciotte. Non sono mulini. Sono giganti. Non sono burattini. Sono demoni. Ma è colpa dei lettori, sono loro che preferiscono “Canta Conte” e tu, giornale, devi vendere le tue copie. E allora vendi. Vendi anche l’anima. La compreranno loro, quei demoni che non vuoi combattere. In Spagna i lettori non sono migliori. Nemmeno in Francia. Non ci sono lettori di Serie A e di Serie B. Ci sono lettori che puoi rendere persone migliori oppure no. E se scrivi di sport o di qualsiasi cosa, quella di accendere le coscienze è una tua responsabilità. Altrimenti il mulino contro cui tirare cose sei tu. E ha ragione, Don Chisciotte. Il mulino e il gigante, alla fine, sono la stessa cosa.

“In un mondo dove il male è di casa e ha vinto sempre,
Dove regna il capitale, oggi più spietatamente (…)
Il Potere è l’immondizia della storia degli umani
E anche se siamo soltanto due romantici rottami,
Sputeremo il cuore in faccia all’ingiustizia giorno e notte.”

Con le più sentite scuse a Paolo Condò, a Francesco Guccini, a sua maestà Alejandro Jodorowsky e a lei, a Peng Shuai.

Lia Rebecca